INTERVISTA DI NICOLETTA ROMANO

INTERVISTA DI NICOLETTA ROMANO

Nicoletta Romano
Direttore "Living" art and design magazine

Fotografia o dipinti? È l’intrigante dilemma che ci si pone nell’osservare le opere di Christian Basetti, il “cronoreporter” che rincorre il tempo fissandolo attraverso l’obiettivo, immortalando ambienti e atmosfere. Una maniera quanto mai affascinante di andare alla ricerca del tempo perduto.

Da sempre subisco il fascino fané delle dimore decadenti. Mi piace paragonarle a nobildonne sfiorite che conservano il malinconico ricordo della loro antica bellezza. Inutile dunque aggiungere che le immagini di questo fotografo mi hanno attratta come una calamita. Perfettamente inserite nel mirabile contesto di Sala Veratti, esposte in una teatrale sequenza, con un sottofondo di musica scelta che accentua l’atmosfera “dramatic” della mostra. E mentre la Danse Macabre de Saint-Saëns pervade la sala, cerco di meglio capire il percorso creativo di questo fotografo emergente originario di Lainate.

“Non è cosa banale, fotografare luoghi e dimore abbandonate soprattutto oggi in cui l’occhio
fotografico si attarda più su soggetti provocatori o legati alla contemporaneità.”  

“Da bambino ammiravo Indiana Jones ed i grandi film d’avventura, amavo provare il brivido della scoperta. Nelle ville decadenti del Settecento, nelle fabbriche dismesse d’inizio Novecento o nelle tenute agrarie dell’Ottocento riesco a trovare quella medesima sensazione. Sono diventati il mio “Tempio Maledetto” e, come in quei film, rovi, ragnatele e polvere accompagnano i miei passi muovendomi come una presenza anacronistica all’interno di questi posti dimenticati dove in alcuni casi la natura incontrollata si riprende lo spazio rubato dall’uomo. Mi ritrovo a girare come un pirata in cerca non di ruderi scheletrici ma di antichi tesori nascosti d’architettura appartenuti ad epoche passate.

Pirata anche nel senso dell’illegalità, in quanto questi ambienti seppur abbandonati, giuridicamente, spesso sono delle proprietà private. “Infatti devono essere esplorazioni anche abbastanza rischiose, vai accompagnato?”

“Non voglio nessuno, non voglio avere compromessi di tempo e poi le emozioni che si provano quando si è soli vengono accentuate, il rumore dei tuoi passi, l’oscurità dei corridoi negli ospedali psichiatrici.”

“Non ti lasci influenzare dall’atmosfera dei luoghi?”

“Assolutamente no, tale è la smania, la passione dello scattare una bella foto, dell’estetica, la massima attenzione al dettaglio e lo studio della luce, che agisco come un chirurgo che vuole unicamente riuscire bene un intervento.

“Questo tuo talento lo coltivi da molto? Vedo che hai 40 anni, seppur ne dimostri molti meno”.

“Da piccolo amavo disegnare, poi frequentai la scuola serale di fumetto ma capii che non faceva per me. Nel frattempo sono andato a lavorare da mio padre che è carrozziere, un lavoro che però non mi è mai piaciuto.
Pensai anche all’aerografia ma capii che non mi era congeniale. Poi, complice il viaggio negli USA, mi sono comprato una macchinetta e da lì sono partito, fotografando paesaggi. Un mese di viaggio, l’introspezione, il senso di libertà… Al mio ritorno frequentai dei corsi, m’iscrissi all’ottimo Circolo 87 di San Vittore Olona e iniziai questo mio nuovo percorso.”

“Fotografia o dipinti? I tuoi lavori traggono in inganno…”

“Per differenziarmi ho voluto creare una personale impronta stilistica “caravaggesca”: con le luci che trapassano il buio della scena, le fotografie arrivano quasi ad assumere la qualità di un dipinto. D’altronde Caravaggio è considerato il primo grande fotografo e quale miglior fonte d’ispirazione potrei trovare per inventarmi questo ponte tra fotografia urbana e pittura?”

Fotografia o dipinti? È l’intrigante dilemma che ci si pone nell’osservare le opere di Christian Basetti, il “cronoreporter” che rincorre il tempo fissandolo attraverso l’obiettivo, immortalando ambienti e atmosfere. Una maniera quanto mai affascinante di andare alla ricerca del tempo perduto.

Da sempre subisco il fascino fané delle dimore decadenti. Mi piace paragonarle a nobildonne sfiorite che conservano il malinconico ricordo della loro antica bellezza. Inutile dunque aggiungere che le immagini di questo fotografo mi hanno attratta come una calamita. Perfettamente inserite nel mirabile contesto di Sala Veratti, esposte in una teatrale sequenza, con un sottofondo di musica scelta che accentua l’atmosfera “dramatic” della mostra. E mentre la Danse Macabre de Saint-Saëns pervade la sala, cerco di meglio capire il percorso creativo di questo fotografo emergente originario di Lainate.

 

“Non è cosa banale, fotografare luoghi e dimore abbandonate soprattutto oggi in cui l’occhio
fotografico si attarda più su soggetti provocatori o legati alla contemporaneità.”  

“Da bambino ammiravo Indiana Jones ed i grandi film d’avventura, amavo provare il brivido della scoperta. Nelle ville decadenti del Settecento, nelle fabbriche dismesse d’inizio Novecento o nelle tenute agrarie dell’Ottocento riesco a trovare quella medesima sensazione. Sono diventati il mio “Tempio Maledetto” e, come in quei film, rovi, ragnatele e polvere accompagnano i miei passi muovendomi come una presenza anacronistica all’interno di questi posti dimenticati dove in alcuni casi la natura incontrollata si riprende lo spazio rubato dall’uomo. Mi ritrovo a girare come un pirata in cerca non di ruderi scheletrici ma di antichi tesori nascosti d’architettura appartenuti ad epoche passate.

Pirata anche nel senso dell’illegalità, in quanto questi ambienti seppur abbandonati, giuridicamente, spesso sono delle proprietà private. “Infatti devono essere esplorazioni anche abbastanza rischiose, vai accompagnato?”

“Non voglio nessuno, non voglio avere compromessi di tempo e poi le emozioni che si provano quando si è soli vengono accentuate, il rumore dei tuoi passi, l’oscurità dei corridoi negli ospedali psichiatrici.”

“Non ti lasci influenzare dall’atmosfera dei luoghi?”

“Assolutamente no, tale è la smania, la passione dello scattare una bella foto, dell’estetica, la massima attenzione al dettaglio e lo studio della luce, che agisco come un chirurgo che vuole unicamente riuscire bene un intervento.

 

“Questo tuo talento lo coltivi da molto? Vedo che hai 40 anni, seppur ne dimostri molti meno”.

“Da piccolo amavo disegnare, poi frequentai la scuola serale di fumetto ma capii che non faceva per me. Nel frattempo sono andato a lavorare da mio padre che è carrozziere, un lavoro che però non mi è mai piaciuto.
Pensai anche all’aerografia ma capii che non mi era congeniale. Poi, complice il viaggio negli USA, mi sono comprato una macchinetta e da lì sono partito, fotografando paesaggi. Un mese di viaggio, l’introspezione, il senso di libertà… Al mio ritorno frequentai dei corsi, m’iscrissi all’ottimo Circolo 87 di San Vittore Olona e iniziai questo mio nuovo percorso.”

“Fotografia o dipinti? I tuoi lavori traggono in inganno…”

“Per differenziarmi ho voluto creare una personale impronta stilistica “caravaggesca”: con le luci che trapassano il buio della scena, le fotografie arrivano quasi ad assumere la qualità di un dipinto. D’altronde Caravaggio è considerato il primo grande fotografo e quale miglior fonte d’ispirazione potrei trovare per inventarmi questo ponte tra fotografia urbana e pittura?”

Nicoletta Romano
Direttore "Living" art and design magazine